Cari genitori, cari educatrici ed educatori.

Apparteniamo ad una cultura che per molto tempo ci ha insegnato che solo logica e pensiero sono mappe concettuali che determinano il nostro vivere, dettando le regole per fronteggiare le avversità, insomma per sopravvivere.

Questo momento storico, che mette così a dura prova ognuno di noi, ci sta dicendo altro.

La nostra mente il nostro sistema nervoso centrale e periferico sono connessi al nostro mondo emotivo. È una regola ancestrale, viene da lontano.
Agisco quando sento qualcosa che arriva alla mia esperienza viscerale che attiva un comportamento.

Le emozioni dettano il nostro agire, sono parte integrante del nostro esistere in quanto organismi completi e ben organizzati, connessi da una fitta rete di emotività e sinapsi neuronali.
Connessione è la parola chiave, sembra che lo sia anche rispetto a questa pandemia che ha obbligato tutti noi a restare a casa come regola necessaria di contenimento per contrastare la diffusione del coronavirus.

Sono infatti il contatto, la vicinanza a determinare il rischio del contagio come a ricordarci che nessuno è alla fine un’isola. È un’illusione pensare che sia così. Siamo parti di un sistema più ampio, inscindibile e complesso, composto da una maglia articolata di incontri e scambi.

L’essere umano è un essere sociale, la cui l’intelligenza emotiva è effetto di un fattore inclusivo che nasce e si alimenta all’interno del proprio gruppo di appartenenza dentro il quale fa esperienza.

Essa è frutto delle interconnessioni tra soggetti che appartengono a quell’aggregazione sia che si parli di un nido, una scuola o la stessa famiglia,come qualsiasi altro organismo.

Per questo l’equilibrio interiore è così importante, ed è importante che gli adulti con ruoli di prossimità relazionale siano consapevoli di essere catalizzatori di emotività.

Le vostre famiglie costrette a convivere giorno e notte, sempre insieme, sperimentano infatti la fatica e la difficoltà nel gestire soprattutto l’emotività che scaturisce da questa nuova convivenza sociale.

Non esistono emozioni giuste o sbagliate, come siamo abituati a valutare, in quanto esse sono la modalità attraverso la quale facciamo esperienza della realtà circostante.
Nel caso sono gli agiti scomposti, che scaturiscono da emozioni non autoregolate, ad essere errati.

Ad esempio, se sento paura o tensione questa emozione che può turbarci in realtà è funzionale all’adattamento, a trovare una soluzione alternativa perché probabilmente la percezione che ho in quel momento è di pericolo.

Se mi metto a rompere le cose magari urlando, perché si alza dentro di me il senso di minaccia e nessuno mi aiuta a comprenderlo, faccio qualcosa di sbagliato nel comportamento ma non è l’emozione che provo ad essere inaccettabile.

Le bambine e i bambini hanno bisogno di sentire i genitori loro alleati, soprattutto quando vivono situazioni confusive, allarmanti e poco chiare; hanno bisogno che si spieghi loro cosa sta succedendo aiutandoli a regolare le forze emotive in atto.

Hanno bisogno ad esempio che non venga negata l’evidenza di questo momento emergenziale e nel contempo hanno bisogno di essere incoraggiati, sostenuti ad avere fiducia che medici, ricercatori, tutti insieme troveremo la soluzione per tornare alla normalità.

Il compito genitoriale dunque, come di qualsiasi altro adulto significativo, è quello di modulare le emozioni che si muovano dentro i piccoli per comprenderle e bilanciarle; per dare loro legittimità.

Il primo passo è stare accanto e spiegare con semplici parole perché ci sentiamo così nervosi o arrabbiati o impauriti; qui l’ascolto empatico può aiutare ad abbassare i toni di una dinamica conflittuale che potrebbe arrivare a picchi molto alti.

L’adulto accogliente e comprensivo vede nel bambino l’ambivalenza delle sue emozioni, si avvicina e tenta di capire insieme cosa sta succedendo, perché ci si può sentire agitati e subito dopo contenti ad avere per così tanto tempo mamma e papà.

Queste forze antagoniste che albergano dentro di noi: smarrimento, noia, costrizione, preoccupazione, pesantezza, rilassamento, tenerezza, gioia, stupore ecc sono tutte vere, tutte esperibili.

Di fatto, la condizione di stare a casa offre molto più tempo da dedicare alla relazione genitoriale. Tante sono in questo momento le proposte da parte dei servizi educativi di attività ludiche da remoto: canti, filastrocche, esperienze da fare insieme con gli oggetti domestici.

Come genitori si segue con entusiasmo e gratitudine tutto ciò, ma è pure possibile che ci si senta anche “ostaggi” di un tempo eterno che non ha pause, non spezza il ritmo della cura.

L’isolamento necessario e obbligatorio modifica in modo radicale e veloce i nostri vissuti, costringendoci a ricostruire la forma di stare nel mondo e delle relazioni familiari.

Insomma non ci sono soste e quindi insieme alla gioia di stare più tempo con i propri figli alberga anche la spossatezza di conviverci tutto il giorno.

E questo è un elemento reale a dimostrazione che anche i padri e le madri devono autoregolarsi ed accettare questa dicotomia interna di spinte contrapposte.

Comprendere e Bilanciarle è questo il compito più arduo dell’accompagnare nella crescita.

Anche perché ciò comporta aiutare i propri figli a farlo. A trovare un momento per giocare insieme e un momento invece destinato alla solitudine, allo stare da soli o, in alternativa, con l’altro genitore nonostante la convivenza domestica.

L’ipercontrollo di alcuni genitori deve lasciare spazio per un accordo tra le parti, soprattutto per i figli più grandi, preadolescenti o adolescenti, che devono imparare l’autoregolazione delle emozioni, i genitori infatti non bastano più come modello di contenimento. I ragazzi hanno bisogno di farlo da soli ma sempre con un adulto vicino.

Insomma questo tempo inedito e sospeso può essere un tempo anche per ri-imparare a stare insieme, con maggiore consapevolezza e stupore.

Un tempo da usare anche per prestare attenzione alla realtà esterna che continua la sua stagione, alle piante che germogliano, alle giornate che si allungano e alle stelle pulite, come non mai nel cielo sgombro dallo smog.

Un tempo per ascoltare i silenzi della sera così amplificati dalla mancanza di vetture o schiamazzi.

Guardare insieme le cose del mondo, insieme davanti a domande senza risposte.

Così un tempo destinato, non un tempo perso.

7 Aprile 2020.

Barbara Frosini

coordinatrice pedagogica e counsellor professionista