Cari tutti e tutte,

nel contrastare la diffusione del coronavirus, estendendo su tutto il Paese misure restrittive tramite vari decreti, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ribadito la chiusura di tutte le attività su tutto il territorio nazionale.

Queste decisioni, che all’inizio hanno spiazzato molti e che hanno creato disorientamento nelle comunità, tra i lavoratori e i volontari delle associazioni, sono state a accettate in forza della tutela di un bene comune fondamentale quale è quello della salute.

Sono provvedimenti dolorosi ma necessari.

Le nostre idee, assieme ai progetti che le stavano per rendere azioni concrete e utili a tutta la comunità, sono passate per il momento in secondo piano e, ovviamente, messe in stand-by. Questo non ci deve assolutamente far indietreggiare di un passo rispetto agli impegni che ci siamo presi, ci stavamo prendendo, nè alle attività comunque iniziate. Di certo abbiamo l’obbligo morale, prima che giuridico, di corrispondere con attenzione, meticolosità e fermezza a quanto ci viene chiesto dal governo per il bene di tutti e, in qualità di cittadini attivi, siamo convinti che in queste disposizioni ci sia il buon senso necessario a sconfiggere questo virus che tanto male sta facendo in giro per il pianeta.

È però altrettanto vero che nella lunga storia delle nostre cooperative, associazioni, aziende, molte di esse hanno decine di anni di vita, di momenti difficili e complicati, sicuramente anche peggiori di questi ce ne sono stati molti, ma sono proprio queste sfide che le hanno rese resilienti e capaci di rispondere alle reali necessità delle comunità.

Per tutto questo e molto altro, tale inusuale situazione deve incontrare una risposta non rassegnata né disarmante. Il virus ci tiene divisi, ma la tecnologia di cui disponiamo può rappresentare uno strumento importante per tenere aperti canali di comunicazione ed incontro utili anche nell’immediato futuro.

Mai come in questo momento è emersa in maniera così forte la necessità dello stare insieme, del condividere vissuti, relazioni ed emozioni.

Nei nostri nidi ci siamo sempre presi cura dei nostri bambini e bambine, delle loro famiglie, del nostro personale.

Mi piace sottolineare che, grazie all’impegno della nostre coordinatrici e delle nostre socie e lavoratrici, stiamo cercando di farlo anche nonostante la distanza, nonostante tutto e tutti, nella speranza che il “prendersi cura” generalmente inteso, alla maniera di Don Milani, I Care, diventi pratica quotidiana.

Ci siamo attivati per rendere questa condizione dell’oggi più vivibile, più condivisa e, pur se a distanza, più attenta al prossimo. Finita l’emergenza le cooperative, le associazioni, i cinema, i teatri, le piazze torneranno più vive di prima e noi saremo là, come sempre in prima fila, per permettere a tutti e tutte di esserci insieme a noi con sempre maggiore gioia e consapevolezza.

Pisa, 13 marzo 2020

 

Il Presidente del CIP
Verter Tursi

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